Per l’Italia la chiusura di Hormuz da parte dell’Iran significa stagflazione e poi crisi? Lo Stretto di Hormuz è uno dei punti strategici più importanti del mondo per l’energia. Da questo stretto passa circa un quarto del commercio mondiale di petrolio e circa il 20% del gas naturale liquefatto (GNL).
Se il traffico si blocca, milioni di barili di petrolio e grandi quantità di gas restano nel Golfo Persico e non arrivano ai mercati internazionali.
Per l’Italia il problema non è tanto la mancanza immediata di petrolio, ma l’aumento dei prezzi dell’energia e dei trasporti.
Gli effetti principali sarebbero:
Prezzi più alti di petrolio e gas, perché l’offerta globale diminuisce.
Aumento delle bollette di luce e gas: uno shock prolungato potrebbe far salire le bollette fino al 30% per l’elettricità e al 37% per il gas.
Carburanti più cari, con la benzina che potrebbe superare i 2 € al litro.
Inflazione e rallentamento economico, se la crisi dura settimane o mesi.
Problemi logistici e commerciali per export e trasporti marittimi.
In alcune stime recenti si parla anche di centinaia di euro di costi in più all’anno per famiglia se la crisi energetica si prolungasse.
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